Tétel adatlapja

CÍMLAP

Melinda Tamás-Tarr Bonani

Le voci magiare

INDICE, PREFAZIONE



Indice

LIRICA

Poeti dall'inizio all'Ottocento

ANONIMO (intorno 1150):
Orazione funebre

JANUS PANNONIUS (1434-1472)
Laus Guarini/Lode a Guarini
De eodem/Dello stesso
Ad Leonellum ferrariae principem...
Laus Pannonie/Lode a Pannonia

JÁNOS ARANY: (1817-1882):
Lascio il liuto

SÁNDOR PETŐFI (1823-1849):
Liberta amore!
Se albero fossi
L'eroe Giovanni

IMRE MADÁCH (1823-1864):
La tragedia dell'uomo

Poeti dall'Ottocento fino ai giorni d'oggi

ENDRE ADY (1877-1919):
Una canzoncina natalizia
I Messia magiari

MIHÁLY BABITS (1883-1941):
Nuovi Leonini
Paese nero

ENDRE DÉKÁNY (1926):
Alba di Pasqua

ANNA FAZEKAS (?):
Primavera

ATTILA JÓZSEF (1905-1937):
Inverno
Non io grido
O Europa, Mamma
Saluto a Thomas Mann

GYULA JUHÁSZ (1883-1937):
Ricordo

GÉZA KEMÉNY (1937):
Speranza, prepara il nido!...

MIKLÓS RADNÓTI (1909-1944):
O, vecchie prigioni

SÁNDOR REMÉNYIK (1890-1941):
Barcaccia

GYÖRGY RÓNAY (1913-1973):
Il vecchio poeta

MELINDA TAMÁS-TARR (1953):
Apolide
Oh, Ferrara

ÁBEL TOLNAI BÍRÓ (1928):
Quando l'arco si spezza
Ave Maria dei Magiari
I due momenti della gratitudine

ÁRPÁD TÓTH (1836-1928):
Nuvola d'oro
Nell'ora infruttuosa

GYÖRGY VÉGH (?):
Perché non c'e fiore nero?

SÁNDOR WEÖRES (1913-1989):
Se il mondo merlo fosse

NARRATIVA

ANNA JÓKAI (1932):
L'angelo di Reims

MÓR JÓKAI (1825-1904):
Leggende accanto al camino III

MARGIT KAFFKA (1830-1918):
Signore

LÁSZLÓ NÉMETH (1901-1975):
Colpa (frammento)

ISTVÁN ÖRKÉNY (1912-1979):
Italia
C'e sempre speranza


Prefazione

Le liriche qui riportate - salvo la poesia di János Arany e la fiaba lirica di Sándor Petőfi- sono state pubblicate nella rivista ŤOsservatorio Letterario - Ferrara e l'Altrove - di Ferrara, nella rubrica intitolata ŤTradurre - Tradire - Interpretare - Tramandareť in cui vengono pubblicate poesie in piů lingue accompagnate dalla traduzione italiana. Le opere narrative invece sono state ospitate nelle rubriche di ŤRaccontiť, ŤDiario di lettura & Presentazioniť, ŤL'eco e riflessione ossia Forum Auctorisť.

La rubrica della traduzione nel numero sperimentale (N. 1 Dicembre/Gennaio 1997/98) cosě č stata inaugurata:

ŤNasce da questo numero una nuova rubrica dedicata a quella che si puň ben definire un'arte, anche se delle piů misconosciute, quella del Traduttore.

Non a caso il 'calembour', che, con una inadeguata e sicuramente piů dissonante traduzione della parola francese, si puň descrivere in lingua italiana come 'gioco di parola/e', del titolo: il concetto di Traduzione ne raccoglie altri, chiarissimi e sommamente ambigui, ad un tempo; č una linea di confine, un rito di passaggio, di crescita, di trasformazione; si passa da un pensiero ad un altro espresso in modo differente; si passa da una civiltŕ ad un'altra, nello spazio di una riga o due o, addirittura, di una parola o due.

Facile, facilissimo sbagliare, 'prendere abbagli', 'tradire': ecco dunque la necessitŕ di 'interpretare' - e come si potrebbe fare, altrimenti! Ecco, dunque l'esigenza (e l'obbligo) di cercare di entrare con il massimo della conoscenza, della preparazione, fin dove si puň, della disponibilitŕ e, soprattutto, della umiltŕ, in quel paese straniero che č la Traduzione: da una lingua ad un'altra, da un dialetto ad un altro, da una lingua ad un dialetto e viceversa.

L'adeguamento, l'adattamento da un modo di scrivere ad un altro potrŕ divenire cosě una qualcosa da Tramandare, un rapporto interpersonale tra diverse civiltŕ, le piů varie e tra i diversi individui, da trasmettere alle generazioni anche future, ma non solo, fedeli ad un concetto di rispetto, di coerenza, di convivenza, ma non di 'omologazione', uno dei peggiori mali del mondo contemporaneo...ť [MARIA CRISTINA NASCOSI]

Da questo numero dell'ŤOsservatorio Letterario - Ferrara e l'Altroveť in questa rubrica si continua il discorso affascinante della traduzione della quale nella letteratura esistono varie teorie. Ciascun traduttore ha il suo punto di vista che puň essere pro o contro ad una certa idea del tradurre.

Ora colgo l'occasione di fare una riflessione parziale sulla questione della traduzione, accennando alcune considerazioni tra le tante altre:

Il problema della traduzione č molto complesso ed č un'arte niente facile.

Ad esempio, un traduttore - si legge nel libro ŤLa traduzione: Problemi e metodiť del professor Peter Newmark del Polytechnic of Central London - deve essere esperto di critica testuale letteraria e non letteraria per poter valutare la qualitŕ di un testo prima di decidere come interpretarlo e quindi come tradurlo. Un'altra opinione afferma che un traduttore deve rispettare scrupolosamente un modo di scrivere elegante, rispettando la lingua, le strutture e il contenuto in essa presenti, sia che si tratti di un brano scientifico che poetico, filosofico o narrativo. Se il linguaggio č scadente, il dovere del traduttore č di migliorarlo, sia che si tratti di un testo tecnico che di un best-seller commerciale, scritto meccanicamente. Ci sono altre persone che sostengono che il traduttore dovrŕ essere anche un buon giudice del modo di scrivere, non deve valutare solo la qualitŕ letteraria ma anche la serietŕ morale del testo.

Vorrei anche attirare l'attenzione verso l'eterno problema 'traduttore-traditore': si sa che traducendo un'opera da una lingua all'altra si corre sempre il pericolo di lasciare una notevole parte del significato che l'autore voleva dare effettivamente al suo lavoro nel testo originale. Questo rischio č giŕ presente nel caso della traduzione delle opere narrative e la possibilitŕ di 'tradire' č maggiore in caso delle opere liriche. Solo raramente, e soprattutto se il testo originale viene tradotto da un poeta, č possibile che l'opera conservi il colore ed il sapore sui propri, fin dall'inizio. Basta citare l'esempio di Edgar Allan Poe che tradusse in lingua francese i testi poetici di Charles Baudlaire e di René Char.

In ogni modo non č indifferente il fatto che il traduttore deve conoscere la lingua straniera in modo approfondito, da cui traduce, per poter essere in grado di valutare fino a che punto il testo si discosti dalla norma linguistica solitamente adottata per un argomento in una certa situazione. Deve determinare il grado di originalitŕ grammaticale e semantica del testo, che deve essere mantenuta nel caso di un testo 'espressivo' ben scritto, ma che si puň decidere di normalizzare in un testo 'informativo' o 'vocativo' mal scritto. Ha inoltre bisogno di una notevole tensione creativa fra la fantasia e il senso comune. Il traduttore deve acquisire la tecnica per muoversi con facilitŕ fra i due procedimenti fondamentali: la comprensione, che puň richiedere un'interpretazione, e la formulazione,, che puň richiedere una ricreazione.

Goethe (1813) ha dichiarato che la traduzione č impossibile, essenziale e importante. Le parole di tutte le lingue si sovrappongono e lasciano aperte delle lacune semantiche: vi sono parti di una mano o di una nuvola che non hanno nome e che forse non possono averlo. Benjamin (1923) ha affermato che la traduzione non si limita ad arricchire col proprio contributo la lingua e la cultura di un paese, a rinnovare e arricchire il testo originale, a esprimere e analizzare i rapporti segreti delle lingue fra di loro, ma diventa anche una via d'accesso a una lingua universale. Le parole che secondo la saggezza comune sono tipiche del carattere nazionale potrebbero forse colmare le lacune nell'esperienza generale e universale, che tuttavia non potranno mai scomparire...

La traduzione poetica - come afferma anche il professor Newmark - č veramente spesso piů difficile di qualsiasi altro tipo di traduzione perché la poesia č l'unica forma letteraria che faccia uso di tutte le risorse del linguaggio ed č quindi necessario prendere in considerazione un maggior numero di livello del linguaggio.

La traduzione č da un duplice punto di vista un utilissimo esercizio di creativitŕ letteraria. Consente di esaminare da vicino e dall'interno i segreti meccanismi di un testo, sia quello narrativo o poetico. Tradurre significa anche scegliere il modo piů efficace per trasferire in un'altra lingua oltre al significato il ritmo, i suoni, il fascino di un brano letterario. Per tradurre perň occorre leggere e capire il testo originale, e capire significa penetrare in profonditŕ non soltanto nel significato delle parole, ma anche nello stile dell'autore.

Un testo da tradurre č come una particella in un campo elettrico; attratta dalle forze contrastanti delle due culture e delle norme delle due lingue, delle idiosincrasie di un autore - che puň infrangere le norme della sua lingua - e delle aspettative dei lettori, dei pregiudizi del traduttore ed eventualmente anche dell'editore. Il testo inoltre č alla mercé del traduttore che puň essere carente in alcuni requisiti fondamentali: accuratezza, competenza, elasticitŕ, eleganza e sensibilitŕ nell'uso della propria lingua, doti che possono, d'altra parte, compensare lacune sotto altri due aspetti: conoscenza dell'argomento trattato nel testo e conoscenza della lingua di partenza.

Il primo compito del traduttore č capire il testo, spesso analizzarlo e per lo meno evidenziare degli aspetti generali, prima di scegliere un metodo traduttivo adeguato. Quindi egli deve tener presente tutta l'opera e l'intenzione dell'autore. Durante la traduzione la traduzione non č minore neanche l'importanza dell'intenzione del traduttore che debba mirare e garantire che la traduzione abbia la stessa carica persuasiva ed emotiva dell'originale ed influenzi il lettore nello stesso modo.

Per aggiungere al discorso della traduzione di questo testo naturalmente non completo, ma č soltanto un breve assaggio del problema della traduzione citerei le parole del grande poeta ungherese Dezső Kosztolányi di traduzione mia che scrisse nell'ŤABC su tradurre e tradireť: Ť...La confusione babelica delle lingua. Sulla terra di Senaar la gente cominciň a costruire la torre di Babele, con l'idea presuntuosa che la punta toccasse il cielo e loro passeggiassero a zonzo, comodamente, da una stella all'altra. Il Signore trovň eccessiva questa presunzione. Fece discendere nebbia sulla loro mente,, confuse la loro lingua. Non si comprendevano piů... Ci fu un grosso deficit. L'imprenditore fallě, si dichiarň insolvibile, la torre stava eretta tronca verso il cielo coi suoi muri deserti. Ma ai suoi lati si crearono subito scuole di lingua ed uffici di traduzione. I docenti che apprendevano presto tutte le lingue scrivevano grammatiche, e gli interpreti - con i loro vezzosi berretti in capo - per una buona ricompensa intrapresero avvicinare tutti quelli infelici mortali l'uno con l'altro. In quel momento nacque il traduttore letterario...ť Si conferma l'affermazione di Edith ŤBruck che la traduzione sia un enorme lavoro e non si puň farla fretta. La traduzione č una cosa bella e molto seria e quando uno lo fa, la deve fare bene con molto impegno. Bisogna dare tutto di sé. Il poeta che traduce un altro poeta, si appropria della poesia, la vive...ť

Il poeta latino Ennio sosteneva di avere tre cuori, tante quante erano le lingue che parlava: l'osco, il greco e il latino. Ed aveva ragione: ogni lingua infatti, lungi dall'essere soltanto un efficientissimo sistema di comunicazione, č una filosofia, un modo di pensare, di concepire e, secondo alcuni, addirittura di creare il mondo. La lingua č il deposito piů profondo di una civiltŕ; č quanto di piů autenticamente proprio e durevole questa va lentamente depositando e conservando nell'intimo della sua storia. [FABRIZIO GALVAGNI: PIÖ 'N LŔ - Rime, versi liberi e traduzioni in dialetto bresciano, Editrice La Rosa, 1994, Brescia, pp.156, s.p.]. A questo aggiungiamo un proverbio/detto ungherese: ŤTante lingue conosci/parli tante persone seiť. In ungherese: ŤAhány nyelvet tudsz/beszélsz, annyi ember vagyť). Per parlare una lingua č necessario diventare un'altra persona: si puň, infatti, conoscere veramente una lingua se si impara a pensare come la gente che la parla. Ogni lingua č lo specchio della vita, della cultura di un popolo, quindi della civiltŕ di un gruppo etnico, di una nazione intera. Ed ora eccovi le liriche ed alcune prose ungheresi che - salvo le liriche citate all'inizio - sono state finora pubblicate nell'Osservatorio Letterario - Ferrara e l'Altroveť a partire dal N.0 Ottobre/Novembre 1997 la quale č un ponte culturale tra l'Italia ed Ungheria di cui domenica 25 marzo 2001 nel corso della rubrica radiofonica di economia, politica e cultura della Mittel Europa di Radio Rai 1 ŤEst Ovestť, trasmessa dalla sede Rai di Trento a cura di Sergio Tazzer, č stata divulgata la seguente informazione sull'attivitŕ della testata: ŤDa ormai tre anni viene stampato a Ferrara un periodico bimestrale di cultura: l' "Osservatorio Letterario" a cura dell'associazione no-profit O.L.F.A. (ŤOsservatorio Letterario Ferrara e l'Altroveť) per iniziativa della Professoressa Melinda Tamás-Tarr Bonani - d'origine ungherese, in Italia da poco piů di 10 anni - quale direttore, titolare ed editore. La rivista ha contatti diretti e scambi reciproci con la Biblioteca Nazionale ŤSzéchenyiť di Budapest e la Biblioteca Elettronica Ungherese e si occupa di letteratura (poesia, prosa, storia letteraria) principalmente, ma tratta anche di saggistica storica e filosofica. Č attenta a valorizzare soprattutto e a divulgare la storia letteraria, artistica e culturale dell'Ungheria anche ricordando gli stretti rapporti da sempre intercorsi tra questa Nazione e l'Italia, e con Ferrara in particolare, fin dal Rinascimento.ť

Ferrara, 31 marzo 2001


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