Luca Gorgolini
I dannati dell'Asinara
L'odissea dei prigionieri austro-ungarici nella Prima guerra mondiale
INDICE, FASCETTA PUBBLICITARIAIndice
Prefazione di Paolo Sorcinelli
Abbreviazioni
Ringraziamenti
Introduzione
Capitolo 1 - Nel "Paese della morte"
1. La "guerra totale"
2. Il "Paese della morte"
3. La prigionia in Serbia
Capitolo 2 - La "Grande ritirata"
1. L'ingresso in guerra dell'Italia e la "questione albanese"
2. Armageddon
3. La marcia della morte dei prigionieri austro-ungarici
4. Il salvataggio dei profughi e dei militari serbi
Capitolo 3 - L'epidemia di colera
1. L'imbarco e il viaggio
2. In rada
3. Il colera e non solo
Capitolo 4 - La vita quotidiana sull'isola
1. "Città di tende"
2. La fame e la sete
3. L'isolamento dei prigionieri
4. "La cultura del campo" e le tensioni nazionalistiche
5. La follia sull'isola
6. Prigionieri al lavoro
Iconografia
Bibliografia
Indice dei nomi
Fascetta pubblicitaria
Nell'ottobre del 1915, le truppe tedesche e austro-ungariche da nord e le truppe bulgare da est attaccano e invadono la Serbia. L'esercito serbo tenta una fuga verso il principato fratello del Montenegro, verso l'Albania e verso il mare, trascinando al suo seguito decine di migliaia di civili, divenuti profughi, e di prigionieri austro-ungarici. Una marcia interminabile, estenuante, lungo le strade e i sentieri nevosi di montagna da Niš a Valona - città nel frattempo finita sotto il controllo di un contingente militare italiano - durante la quale trovano la morte un numero enorme di individui. I prigionieri austriaci sopravvissuti, circa 24.000, verranno presi in consegna dalle truppe italiane ed imbarcati alla volta dell'Italia, destinazione Sardegna, isola dell'Asinara. Tra questi, centinaia moriranno durante l'attraversata, sfiniti nel fisico, colpiti dal colera e da altre malattie, che una volta giunti sull'"isola del Diavolo", causeranno in pochi giorni la morte di molte migliaia di uomini, vittime anche dell'impreparazione e dell'inadeguatezza manifestata dalle autorità militari e sanitarie italiane, messe sotto pressione dal governo, fermamente intenzionato a non concedere ad altre nazioni la custodia di quegli uomini, soldati di un esercito divenuto da pochi mesi nemico. Prendeva così forma uno dei più grandi campi di prigionia allestiti in Italia durante la Grande guerra. Una vicenda nota nei connotati generali, ma mai ricostruita e analizzata in modo puntuale se non attingendo alle memorie, a tratti largamente autocelebrative, del comandante del campo. Le testimonianze dei diversi protagonisti e degli attenti osservatori di quell'odissea, vengono messe a confronto allo scopo di fare luce su una delle pagine più drammatiche della Prima guerra mondiale: dai corrispondenti di guerra italiani e stranieri, alle lettere e ai diari dei prigionieri superstiti; dalle memorie dei soldati e degli ufficiali italiani che facevano parte del corpo di spedizione in Albania, ai rapporti dei comandanti italiani e francesi chiamati a trasportare quella "schiera di fantasmi" da Valona all'Asinara; dalle note quotidiane redatte dai sanitari e dai militari italiani in servizio sull'isola sarda alle relazioni delle autorità religiose in visita al campo di prigionia, fino alle cartelle cliniche e alle lettere dei prigionieri ricoverati presso l'ospedale psichiatrico di Sassari.